Mercoledì 27 maggio 2026 è stata, finalmente, pubblicata la nuova norma ISO 19011:2026.
Il nuovo standard segna un passaggio importante nell’evoluzione degli audit dei sistemi di gestione e rappresenta la più significativa revisione delle linee guida per gli audit dalla precedente edizione del 2018.
Pur mantenendo invariati i principi fondamentali dell’attività di audit, la norma rafforza un approccio più ampio e orientato al valore, in grado di rispondere alla crescente complessità dei sistemi di gestione, alla diffusione degli audit integrati, all’utilizzo delle tecnologie digitali e alla necessità di valutare con maggiore efficacia rischi, opportunità e prestazioni organizzative.
Il messaggio di fondo è chiaro: l’audit non deve limitarsi alla verifica della conformità ai requisiti, ma deve fornire una valutazione più approfondita dell’efficacia del sistema di gestione, della sua capacità di conseguire i risultati attesi e di supportare gli indirizzi strategici dell’organizzazione.
L’attività di audit diventa quindi più orientata al contesto, ai processi, alle prestazioni e alla gestione dei rischi e delle opportunità, con una maggiore attenzione all’utilizzo di metodi di audit flessibili, inclusi quelli a distanza, e alla capacità di generare informazioni utili per il miglioramento e il processo decisionale.
Rispetto alla ISO 19011:2018, la nuova ISO 19011:2026 introduce una serie di aggiornamenti che riflettono l’evoluzione del contesto organizzativo, delle tecnologie e delle modalità con cui vengono oggi pianificati e condotti gli audit dei sistemi di gestione.
Vediamo quali sono i principali cambiamenti che incidono direttamente sulle tecniche di audit.
Audit a distanza: da soluzione alternativa a pratica consolidata
Uno degli aspetti più evidenti riguarda la piena integrazione delle tecniche di audit a distanza.
Se nella ISO 19011:2018 l’audit remoto era ammesso ma spesso percepito come una soluzione alternativa o di emergenza, la nuova norma li considera in maniera più strutturata, pianificabile e pienamente legittimata.
La norma riconosce che un audit efficace può essere condotto in campo, da remoto oppure in modalità ibrida. La scelta non dipende dalla comodità organizzativa, ma dalla coerenza con obiettivi, campo di applicazione e rischi.
Interviste online strutturate, osservazioni del lavoro tramite strumenti digitali, riesame documentale condiviso in cloud, utilizzo di piattaforme collaborative e analisi di dati senza interazione diretta diventano tecniche normali, non eccezioni tollerate.
In sostanza, i metodi di audit a distanza vengono considerati una modalità ordinaria di raccolta delle evidenze e possono essere utilizzati da soli o in combinazione con le attività svolte in presenza. Contestualmente cresce l’attenzione agli aspetti legati alla sicurezza delle informazioni, alla riservatezza dei dati e all’affidabilità delle evidenze raccolte attraverso strumenti digitali.
L’attenzione si sposta quindi dal “dove” al “come”: non conta il luogo fisico, ma l’adeguatezza del metodo scelto
Il rischio diventa il filo conduttore dell’intero audit
Uno degli aspetti più significativi introdotti dalla ISO 19011:2026 è il rafforzamento dell’approccio basato sul rischio (risk-based approach). Se nella versione 2018 il rischio era già considerato un elemento importante per definire le priorità del programma di audit, oggi assume un ruolo molto più centrale e diventa il principio guida dell’intero processo.
Il rischio non serve più soltanto a stabilire quali aree verificare, ma influenza direttamente il modo in cui l’audit viene pianificato, condotto e concluso. Incide sulla scelta delle tecniche di audit, sul campionamento, sull’allocazione delle risorse, sulla profondità delle verifiche e persino sul modo in cui vengono formulate le conclusioni. L’obiettivo è concentrare tempo ed energie sulle attività, sui processi e sulle situazioni che possono avere il maggiore impatto sul raggiungimento dei risultati attesi.
Questo significa che l’audit non deve più trattare tutto allo stesso modo. Un processo particolarmente critico per la qualità del prodotto, per la sicurezza, per la conformità normativa o per la soddisfazione del cliente richiederà un livello di approfondimento diverso rispetto a un’attività a basso impatto. Non basta più identificare un’area come “critica”: occorre adottare tecniche di verifica adeguate al livello di rischio, dedicando maggiore attenzione ai punti in cui il sistema potrebbe realmente manifestare debolezze o inefficienze.
Anche il campionamento segue questa logica. Non si basa più esclusivamente sulla selezione di un numero prestabilito di documenti o registrazioni da verificare, ma diventa una scelta metodologica ragionata. Nelle aree a maggiore rischio il campione potrà essere più ampio o più approfondito, mentre nelle attività meno critiche potrà essere più limitato. Inoltre, se durante l’audit emergono anomalie, incoerenze o segnali inattesi, l’auditor può modificare il campionamento e approfondire ulteriormente le verifiche. Il piano iniziale non è più una traccia rigida da seguire in modo meccanico, ma uno strumento che può essere adattato sulla base delle evidenze raccolte.
La stessa logica si applica alla gestione del tempo e delle risorse. Poiché un audit dispone sempre di risorse limitate, la norma incoraggia a investirle dove possono generare il maggior valore informativo. Non ha più senso dedicare lo stesso livello di attenzione a tutti i requisiti solo per poter dichiarare di averli verificati integralmente; è invece più efficace concentrare gli sforzi sui processi e sulle attività che possono influenzare in modo significativo le prestazioni del sistema di gestione.
In questo contesto, le checklist continuano a rappresentare uno strumento utile, ma non costituiscono più il centro dell’attività di audit. L’auditor è chiamato ad assumere un ruolo più analitico e meno ispettivo: deve seguire i processi, comprenderne le interazioni, porre domande mirate, collegare le informazioni raccolte e valutare il sistema nella sua capacità di raggiungere gli obiettivi previsti.
La ISO 19011:2026 conferma quindi una visione dell’audit più dinamica, adattiva e orientata al valore, nella quale il rischio non è semplicemente un criterio di pianificazione, ma il filo conduttore che accompagna l’intero processo di audit.
Dalla verifica dei requisiti all’analisi dei processi reali
La ISO 19011:2026 conferma e rafforza un concetto ormai centrale negli audit dei sistemi di gestione: un audit efficace non può limitarsi alla verifica della conformità ai requisiti normativi, ma deve valutare come i processi operano realmente e quanto contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi dell’organizzazione.
L’attenzione si sposta quindi dalla semplice verifica dei requisiti all’analisi dei processi, delle loro interazioni e della loro capacità di generare risultati. In quest’ottica, l’auditor è chiamato a comprendere il contesto in cui l’organizzazione opera, le relazioni tra le diverse funzioni aziendali, i rischi e le opportunità che possono influenzare le prestazioni del sistema di gestione.
Le tecniche di audit assumono quindi una dimensione più dinamica e orientata al funzionamento reale dell’organizzazione. Il process tracing, la verifica degli input e degli output, l’analisi dei flussi informativi e delle responsabilità condivise diventano strumenti fondamentali per comprendere come le attività si integrano tra loro e come contribuiscono ai risultati attesi.
Anche le interviste evolvono: non hanno più il solo scopo di raccogliere evidenze di conformità, ma diventano uno strumento per comprendere il livello di consapevolezza delle persone, l’effettiva applicazione dei processi e la capacità del sistema di raggiungere gli obiettivi prefissati.
Allo stesso modo, l’osservazione diretta delle attività operative assume un ruolo strategico, consentendo di valutare non solo il rispetto delle procedure, ma anche l’efficacia delle modalità operative, le interazioni tra processi e l’eventuale presenza di criticità o opportunità di miglioramento.
La ISO 19011:2026 promuove quindi un approccio sempre più sistemico, integrato e orientato alle prestazioni, nel quale l’audit diventa uno strumento di valutazione dell’efficacia del sistema di gestione e della sua capacità di creare valore per l’organizzazione.
L’evidenza non è più solo documentale
Un altro cambiamento significativo introdotto dalla ISO 19011:2026 riguarda il concetto stesso di evidenza di audit. Pur continuando a riconoscere l’importanza di documenti e registrazioni, la norma amplia il perimetro delle informazioni che possono essere utilizzate per formulare conclusioni affidabili sull’efficacia di un sistema di gestione.
Accanto alle evidenze documentali assumono infatti un ruolo sempre più rilevante dati, indicatori di performance, informazioni provenienti dai sistemi digitali, dashboard gestionali, analisi statistiche e altre fonti informative disponibili all’interno dell’organizzazione. L’auditor è quindi chiamato a raccogliere e valutare evidenze provenienti da fonti diverse, verificandone l’affidabilità, la coerenza e la pertinenza rispetto agli obiettivi dell’audit.
Questo significa che l’attività di audit non si limita più a verificare l’esistenza di procedure, registrazioni o documenti, ma richiede la capacità di interpretare informazioni, analizzare trend, valutare indicatori e comprendere cosa i dati raccontano realmente sulle prestazioni dei processi e del sistema di gestione.
Diventa quindi fondamentale esercitare un giudizio critico sulla qualità delle informazioni disponibili, sulla loro attendibilità e sulla loro capacità di rappresentare in modo realistico il funzionamento dell’organizzazione.
Si tratta di un’evoluzione importante perché sposta ulteriormente l’attenzione dalla sola conformità formale alla valutazione dell’efficacia del sistema. L’obiettivo dell’audit non è più soltanto verificare che i requisiti siano rispettati, ma comprendere se i processi producono i risultati attesi, se gli obiettivi vengono raggiunti e se il sistema di gestione è realmente in grado di supportare le prestazioni e il miglioramento continuo dell’organizzazione.
Tecnologie digitali e nuove competenze per gli auditor
Un’altra evoluzione significativa introdotta dalla ISO 19011:2026 riguarda il ruolo delle tecnologie digitali nel processo di audit. La norma riconosce che software dedicati, piattaforme collaborative, strumenti di analisi dei dati e altre soluzioni digitali possono contribuire a migliorare l’efficacia e l’efficienza delle attività di verifica, soprattutto in contesti sempre più complessi e caratterizzati da grandi quantità di informazioni.
Tra le tecnologie che stanno acquisendo crescente rilevanza rientrano anche gli strumenti basati sull’intelligenza artificiale, che possono supportare attività come l’analisi documentale, il pre-screening delle evidenze o l’identificazione di anomalie e trend all’interno di grandi moli di dati. Tuttavia, la norma non introduce requisiti specifici sull’utilizzo dell’AI né prevede metodologie di audit basate sull’intelligenza artificiale.
Il principio rimane chiaro: la tecnologia supporta il lavoro dell’auditor, ma non ne sostituisce il giudizio professionale. Le decisioni relative alla significatività delle evidenze, alla valutazione dei rischi, alla formulazione delle risultanze e alle conclusioni dell’audit restano una responsabilità esclusiva dell’auditor.
Proprio per questo motivo, la ISO 19011:2026 attribuisce maggiore importanza alle competenze digitali. L’auditor deve essere in grado non solo di utilizzare gli strumenti tecnologici disponibili, ma anche di comprenderne limiti, opportunità e potenziali rischi. Diventa quindi fondamentale sviluppare la capacità di valutare criticamente l’affidabilità delle informazioni generate dai sistemi digitali e di utilizzare tali strumenti come supporto alle attività di audit, senza delegare loro il processo decisionale.
L’evoluzione tecnologica non modifica quindi i principi fondamentali dell’audit, ma amplia gli strumenti a disposizione degli auditor, richiedendo al tempo stesso una maggiore consapevolezza e una preparazione sempre più interdisciplinare.
Il campionamento: meno quantità, più significato
Tra i cambiamenti più interessanti vi è l’EVOLUZIONE DEL CONCETTO DI CAMPIONAMENTO.
Il campione non è più una scelta pratica o numerica, ma una decisione metodologica strettamente collegata al rischio, agli obiettivi dell’audit e al livello di fiducia richiesto nelle conclusioni.
Campioni più piccoli ma mirati, scelte motivate, possibilità di adattare il campione in corso d’audit quando emergono nuovi elementi: la qualità prevale sulla quantità.
Per approfondire questo tema in chiave formativa e metodologica, rimandiamo all’articolo pubblicato nell’editoriale “Tutto nella Norma” Num. 2 2026:
Un contributo che esplora in modo metaforico ma rigoroso il significato di un campionamento consapevole e professionale.
Metodi di audit più flessibili e adattabili al contesto
La ISO 19011:2026 incoraggia un approccio più flessibile nella scelta e nell’applicazione dei metodi di audit. L’efficacia dell’audit non dipende dall’utilizzo di una tecnica standardizzata, ma dalla capacità di selezionare e combinare i metodi più appropriati in funzione degli obiettivi dell’audit, del contesto organizzativo, dei rischi identificati e delle informazioni da raccogliere.
La norma riconosce l’importanza di integrare diverse modalità di raccolta delle evidenze, combinando, quando opportuno, interviste, osservazioni dirette, riesame documentale, analisi dei dati e metodi di audit a distanza. L’attenzione si concentra sulla capacità dell’auditor di ottenere evidenze sufficienti, pertinenti e affidabili, indipendentemente dalla tecnica utilizzata.
Questo approccio rende l’audit più aderente alla realtà operativa dell’organizzazione. L’obiettivo non è più soltanto verificare il rispetto di requisiti o procedure, ma comprendere come i processi funzionano concretamente, come le persone applicano le attività previste e come il sistema di gestione contribuisce al raggiungimento dei risultati attesi.
La ISO 19011:2026 promuove quindi audit sempre più dinamici, adattabili e orientati alla comprensione del funzionamento reale dell’organizzazione, favorendo una valutazione più efficace delle prestazioni, dei rischi e delle opportunità di miglioramento.
Un nuovo ruolo per l’auditor
Il passaggio dalla ISO 19011:2018 alla ISO 19011:2026 rappresenta molto più di un semplice aggiornamento delle linee guida per gli audit. La nuova edizione consolida un’evoluzione già in atto, orientando l’attività di audit verso una comprensione più ampia dell’organizzazione, dei suoi processi e della sua capacità di raggiungere i risultati attesi.
L’attenzione si sposta progressivamente dalla sola verifica della conformità alla valutazione dell’efficacia del sistema di gestione. Gli audit diventano più orientati al rischio, al contesto organizzativo, alle prestazioni dei processi e all’utilizzo di informazioni provenienti da fonti sempre più diversificate, comprese quelle digitali.
Anche i metodi di audit evolvono. Le attività svolte in presenza si integrano sempre più con i metodi di audit a distanza, mentre l’analisi dei dati e delle informazioni assume un ruolo crescente nella raccolta e nella valutazione delle evidenze. L’obiettivo non è verificare tutto allo stesso modo, ma concentrare l’attenzione sugli aspetti più significativi per l’organizzazione e per il raggiungimento dei suoi obiettivi.
In questo scenario cambia anche il ruolo dell’auditor. Oltre a possedere competenze tecniche e conoscenze normative, deve essere in grado di comprendere il contesto, interpretare dati e informazioni, valutare rischi e opportunità, selezionare le tecniche più appropriate e formulare conclusioni che supportino il miglioramento e il processo decisionale.
L’auditor non è più soltanto un verificatore della conformità, ma un professionista capace di valutare l’efficacia del sistema di gestione e di fornire informazioni utili alla creazione di valore per l’organizzazione.
In pratica…
Se dovessimo spiegare la differenza tra ISO 19011:2018 e ISO 19011:2026 in una frase, diremmo:
“Si passa da un audit orientato principalmente alla conformità a un audit orientato all’efficacia, alle prestazioni e alla capacità dell’organizzazione di raggiungere i propri obiettivi.”
La versione 2018 era già moderna, ma nella pratica molti auditor continuavano a lavorare seguendo checklist, verificando requisiti e raccogliendo evidenze documentali per dimostrare la conformità.
La ISO 19011:2026 non abbandona la conformità, ma chiede all’auditor di andare oltre e di porsi domande diverse:
- Il processo funziona davvero?
- Produce i risultati attesi?
- I rischi sono gestiti in modo efficace?
- Le informazioni utilizzate per prendere decisioni sono affidabili?
- Il sistema di gestione aiuta realmente l’organizzazione a raggiungere i propri obiettivi?
Per fare questo, l’auditor deve osservare maggiormente i processi, analizzare dati e indicatori, comprendere il contesto aziendale e utilizzare tecniche di audit più flessibili.
Se sei un auditor
La differenza più grande è che non basta più conoscere la norma e sapere quale requisito verificare. La ISO 19011:2026 richiede un approccio molto più ampio e orientato al business dell’organizzazione.
L’auditor deve essere in grado di comprendere il contesto in cui opera l’azienda, le sue priorità strategiche, i fattori che possono influenzarne le prestazioni e il modo in cui i diversi processi contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi. Questo significa passare da una logica prevalentemente ispettiva a una logica maggiormente analitica e valutativa.
Diventa quindi fondamentale saper interpretare dati, indicatori e trend, comprendere il significato dei KPI utilizzati dall’organizzazione e valutarne la coerenza rispetto agli obiettivi dichiarati. Allo stesso tempo, l’auditor deve essere in grado di valutare rischi e opportunità, comprendendo non solo se esistono controlli adeguati, ma anche se tali controlli sono realmente efficaci.
Anche la scelta delle tecniche di audit assume un ruolo più importante. Non esiste più un approccio valido per tutte le situazioni: l’auditor deve saper decidere quando utilizzare interviste, osservazioni dirette, analisi dei dati, verifiche documentali o metodi di audit a distanza, selezionando di volta in volta gli strumenti più adatti agli obiettivi dell’audit.
In questo scenario, il vero valore dell’auditor non risiede soltanto nella capacità di individuare eventuali non conformità, ma nella capacità di formulare conclusioni utili all’organizzazione, fornendo una valutazione attendibile dell’efficacia del sistema di gestione e dei processi che lo compongono.
Se sei un Responsabile del sistema di gestione
Anche per i responsabili dei sistemi di gestione il cambiamento è significativo. Negli audit del passato l’attenzione era spesso concentrata sulla presenza di procedure, istruzioni operative, registrazioni e altri documenti richiesti dal sistema di gestione. L’obiettivo principale era dimostrare che quanto previsto dalla norma fosse stato formalmente implementato.
Con la ISO 19011:2026 il focus si sposta progressivamente dall’esistenza dei documenti alla loro efficacia. Per questo motivo durante gli audit sarà sempre meno frequente sentirsi chiedere semplicemente di mostrare una procedura e sempre più frequente dover dimostrare che il processo funziona realmente e produce i risultati attesi.
L’auditor sarà interessato a capire come l’organizzazione misura le proprie prestazioni, quali indicatori utilizza per monitorare i processi e come vengono prese le decisioni sulla base dei dati raccolti. Verrà inoltre approfondito il modo in cui vengono identificati e gestiti i rischi, come vengono affrontate le criticità e quali azioni vengono intraprese per migliorare continuamente le prestazioni.
In altre parole, il responsabile qualità dovrà essere sempre più preparato a parlare di risultati, indicatori, rischi e obiettivi, piuttosto che limitarsi a presentare documentazione e registrazioni.
La domanda non sarà più soltanto “Avete una procedura?“, ma soprattutto “Come dimostrate che questo processo è efficace e sta contribuendo al raggiungimento degli obiettivi dell’organizzazione?“.