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Certificazione della parità di genere, cos’è
E’ lo standard italiano per la certificazione di genere nelle organizzazioni. Si tratta di una guida pratica e strutturata che definisce i requisiti necessari per implementare politiche, processi e pratiche orientate a garantire:
L’obiettivo principale della norma è permettere alle aziende di trasformare l’impegno verso la parità di genere in vantaggio strategico e operativo, attraverso un approccio sistemico, misurabile e certificabile.
La prassi si applica a tutte le organizzazioni, indipendentemente dalle dimensioni o dal settore, e consente di ottenere la certificazione della parità di genere UNI/PdR 125:2022, riconosciuta come attestazione di buona governance, responsabilità sociale e sostenibilità.
Cos’è la norma ISO 30415
La ISO 30415:2021 è uno standard internazionale focalizzato sulla diversità e inclusione (D&I) nei contesti organizzativi. Fornisce linee guida per creare politiche, pratiche e sistemi di gestione che promuovano:
A differenza della UNI/PdR 125, ISO 30415 non si concentra esclusivamente sulla parità di genere, ma su un approccio più ampio alla diversità e inclusione, pur mantenendo principi comuni come il monitoraggio, la gestione dei KPI e il miglioramento continuo.
Analogie tra UNI/PdR 125 e ISO 30415
Pur essendo orientati a contesti diversi, UNI/PdR 125 e ISO 30415 condividono alcuni principi fondamentali:
1.Sistema di gestione strutturato
Entrambi richiedono l’implementazione di processi formalizzati per pianificare, monitorare e migliorare le politiche di equità e inclusione.
2.Monitoraggio tramite KPI
Misurare le performance è centrale per entrambe le prassi: la UNI/PdR 125 utilizza KPI specifici per la parità di genere, mentre ISO 30415 si concentra su indicatori più ampi di diversità e inclusione.
3.Miglioramento continuo
Entrambi gli standard adottano il principio PDCA (Plan-Do-Check-Act), favorendo interventi correttivi e sviluppo sostenibile delle politiche interne.
4.Valore reputazionale e strategico
L’adozione di entrambe le prassi contribuisce a migliorare la governance, la cultura aziendale e l’immagine verso clienti, partner e stakeholder.
Differenze tra UNI/PdR 125 e ISO 30415
Quando si parla di gestione della diversità e dell’inclusione in azienda, è importante comprendere le differenze tra la normativa italiana e lo standard internazionale. Entrambi mirano a promuovere equità e inclusione, ma presentano approcci e ambiti di applicazione differenti.
La UNI/PdR 125:2022 è principalmente focalizzata sulla parità di genere all’interno delle organizzazioni italiane e fornisce strumenti concreti per misurare indicatori chiave come la leadership femminile, la retribuzione equa e le opportunità di formazione. Si tratta di una normativa volontaria che, se applicata correttamente, può portare al rilascio di una certificazione parità di genere UNI PDR 125..
Dall’altro lato, la ISO 30415:2021 ha un approccio più ampio e globale, concentrandosi su diversità e inclusione a 360°. Questo standard internazionale è pensato per qualsiasi tipo di organizzazione, indipendentemente dal paese, e fornisce linee guida per sviluppare KPI legati non solo al genere, ma anche alla diversità complessiva, all’inclusione, al benessere dei dipendenti e alla cultura aziendale. A differenza della prassi di riferimento, la norma ISO 30415 non è progettata per la certificazione formale, ma offre un quadro di riferimento completo per le pratiche aziendali di inclusione.
In sintesi, mentre la UNI/PdR 125 rappresenta uno strumento più specifico e certificabile per il contesto italiano, la ISO 30415 offre un approccio strategico globale alla gestione della diversità e dell’inclusione, ideale per aziende che vogliono allinearsi a standard internazionali.
Come si integrano nei sistemi di gestione
Le due prassi sono complementari: la UNI/PdR 125 può essere vista come un’applicazione specifica per la parità di genere dei principi generali di ISO 30415. In un sistema di gestione integrato:
Conclusione
In sintesi, entrame le norme offrono alle organizzazioni strumenti complementari per:
Adottare entrambe le prassi permette di trasformare l’impegno verso equità e diversità in un vantaggio competitivo concreto, rispettando al contempo le linee guida internazionali e le esigenze normative italiane.
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