Chi ripara il danno ambientale: il soggetto colpevole e/o il soggetto incolpevole?

Un’impresa metalmeccanica, proprietaria di un’area situata nel mantovano, si è costituita in giudizio, in quanto ritenuta responsabile della contaminazione della falda acquifera. Numerose analisi hanno evidenziato, all’interno dell’area, la presenza di surnatante in alcuni campioni di acqua di falda prelevati.

Visto il caso di contaminazione diffusa, chi deve intervenire a riparare il danno? solo il soggetto colpevole o anche il soggetto incolpevole?

La posizione del soggetto responsabile del danno

Il soggetto responsabile del danno ambientale è obbligato alla riparazione del danno causato.

In base all’art. 242 del Testo Unico Ambientale il soggetto deve aver violato le nome di tutela ambientale, in modo doloso o colposo. Da qui nasce l’obbligo di messa in sicurezza e bonifica a carico di chi abbia provocato, anche in modo accidentale, una situazione di inquinamento.

La posizione del soggetto incolpevole

Anche il soggetto/ proprietario incolpevole è coinvolto nelle attività di prevenzione e di riparazione del danno ambientale. A supporto di tale affermazione ci sono tre riferimenti normativi che giustificano la responsabilità del soggetto incolpevole.

Primo riferimento

art. 2051 c.c.: per il danno cagionato da cose in custodia. L’art. 2051 c.c. dispone che “Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito”. La giurisprudenza dominante e la dottrina quasi all’unanimità sostengono che l’art. 2051 c.c. introduce una ipotesi di responsabilità oggettiva, fondata sul solo nesso di causalità tra la cosa in custodia e l’evento dannoso, a prescindere dalla colpa o dal dolo. Ad esempio un’azienda che opera su un’area contaminata è custode della stessa area e, pertanto, deve fare il possibile affinché questa situazione non crei danni a terzi.

Secondo riferimento

art. 2050 c.c.: per l’esercizio di attività pericolose. L’art. 2050 c.c. dispone che “chiunque cagiona danno ad altri nello svolgimento di un’ attività pericolosa per sua natura o per la natura dei mezzi adoperati è tenuto al risarcimento, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno”. Ad esempio un’azienda, la cui attività si ritiene pericolosa, in quanto utilizza materiale esplosivo, è tenuta al risarcimento del danno, se non prova di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno. Il danneggiato ha, dunque, solo l’onere di provare l’esistenza del nesso causale tra l’attività pericolosa e il danno; mentre sul danneggiante incombe l’onere di provare di aver adottato tutte le misure idonee a prevenire il danno.

Terzo riferimento

art. 253 comma 4 t.u.a.: “In ogni caso, il proprietario non responsabile dell’inquinamento può essere tenuto a rimborsare, le spese degli interventi adottati dall’autorità competente soltanto nei limiti del valore di mercato del sito determinato a seguito dell’esecuzione degli interventi medesimi. Nel caso in cui il proprietario non responsabile dell’inquinamento abbia spontaneamente provveduto alla bonifica del sito inquinato, ha diritto di rivalersi nei confronti del responsabile dell’inquinamento per le spese sostenute e per l’eventuale maggior danno subito.”  Ai sensi dell’articolo 253 t.u.a., è sul proprietario che gravano, in mancanza di individuazione del responsabile o in caso di sua infruttuosa escussione, le conseguenze dell’inquinamento e dei successivi interventi .

Conclusioni

Dall’insieme delle norme del codice civile e del codice dell’ambiente nascono tre principi assolutamente condivisibili:

a) il proprietario incolpevole non è estraneo alle vicende successive all’accertata contaminazione dell’immobile oggetto del suo diritto;

b) egli è tenuto ad attuare le misure di prevenzione necessarie;

c) egli può, anche in vista delle conseguenze future in cui potrebbe incorrere ai sensi dell’articolo 253 del codice ambiente (onere reale e privilegio speciale sul bene), sempre farsi carico volontariamente degli interventi necessari.

Quindi….

Spetta all’impresa che opera su un’area contaminata garantire il rispetto dei limiti di esposizione dei lavoratori agli inquinanti presenti. Se per ottemperare a quest’obbligo sono necessari interventi di messa in sicurezza d’emergenza o di messa in sicurezza operativa , l’impresa, pur essendo incolpevole, è tenuta ad attivarsi  e a sostenere i relativi costi. ( TAR LOMBARDIA 01 ottobre 2018 n. 935).

 

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Articolo di: Spagnolo Marcella, 03 gennaio 2020

 

 

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